Quando è il momento di chiedere aiuto: 10 domande oneste
Molte persone arrivano in terapia molto tardi, dopo anni di sofferenza, perché non sono sicure che il loro dolore sia «abbastanza grave» per meritare supporto. Ti propongo alcune domande che uso spesso come linea guida interna (non come diagnosi):
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È passato più di un anno dalla perdita e il tuo dolore è ancora intenso come all’inizio?
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Fai molta fatica a svolgere le attività quotidiane (lavoro, cura di te, relazioni)?
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Ti capita di pensare spesso che non ha senso continuare a vivere così?
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Usi alcol, farmaci o altre sostanze per sopportare il dolore?
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Ti sei isolata sempre di più dagli altri?
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Hai immagini o pensieri intrusivi della morte o della malattia che non riesci a controllare?
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Ti senti schiacciata da sensi di colpa che non si allentano col tempo?
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Fai fatica a immaginare chi sei senza la persona che hai perso?
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Ti sembra che nessuno attorno a te capisca veramente quanto stai soffrendo?
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Ti accorgi che, nonostante gli anni, il lutto occupa ancora quasi tutto lo spazio mentale ed emotivo?
Quanto più spesso la tua risposta è «sì», tanto più è probabile che tu stia portando sulle spalle un lutto che ha bisogno di uno spazio dedicato, competente e protetto. Non per etichettarti, ma per prenderti sul serio. Non serve aspettare di «toccare il fondo» per chiedere aiuto: la terapia funziona meglio proprio quando la persona decide di non aspettare che sia troppo tardi.
Se leggendo queste domande hai sentito un nodo alla gola, o hai pensato «mi descrive esattamente», questo è già un segnale importante.
Le sedute di psicoterapia possono diventare il posto in cui quel «sì» non resta solo nella tua testa, ma trova una risposta concreta e un percorso di cambiamento possibile.
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