Lutto e sistema nervoso: perché ti senti così esausta
Molte persone in lutto mi dicono: «Mi sento sempre stanca, anche se non faccio nulla». Altre riferiscono tachicardia, tensione muscolare, difficoltà a dormire, sensazione di allarme costante. Non è «solo nella testa»: la ricerca sulla neurobiologia del lutto mostra chiaramente come la perdita attivi in profondità il sistema nervoso.
Quando perdiamo qualcuno di significativo, le reti cerebrali legate all’attaccamento e al dolore fisico si attivano insieme. È per questo che il dolore «al petto» può sembrare così reale, che lo stomaco si chiude, che il corpo sembra pesare il doppio. Alcuni studi indicano alterazioni nei livelli di cortisolo, modifiche del sonno, maggiore vulnerabilità a disturbi d’ansia e depressivi nei mesi successivi alla perdita. Il lutto, soprattutto se complicato, è un carico biologico oltre che emotivo.
Capire questo è fondamentale: non sei pigra, fragile o «drammatica». Il tuo sistema nervoso sta cercando di adattarsi a una perdita che ha stravolto i suoi riferimenti. In una prospettiva integrata, il lavoro terapeutico non si occupa solo di pensieri ed emozioni, ma anche di corpo: respiro, postura, ritmo sonno-veglia, alimentazione, movimento.
Tecniche di regolazione emotiva basate sulla piena consapevolezza (mindfulness), sulla respirazione diaframmatica, sull’ipnosi clinica e sugli esercizi di radicamento aiutano a «dialogare» con il sistema nervoso, ampliando la finestra di tolleranza. Significa poter sentire il dolore senza esserne travolte, riuscire a dormire un po’ meglio, diminuire gli stati di allarme e le somatizzazioni.
Se ti sembra che il tuo corpo non ti appartenga più da quando c’è stata la perdita, non c’è nulla di sbagliato in te: è il segno di quanto fosse profondo quel legame.
Le sedute di psicoterapia possono aiutarti a riconnetterti al tuo corpo come a un alleato, restituendo al tuo sistema nervoso la possibilità di cambiare e trovare un nuovo equilibrio.
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