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Lutto e senso di colpa: quando «avrei dovuto» non finisce mai

Dott.ssa Nicoleta Pop-Span
· 10 giugno 2026
Lutto e senso di colpa: quando «avrei dovuto» non finisce mai

Il senso di colpa è una delle emozioni più frequenti nel lutto, soprattutto quando la morte è stata improvvisa, quando c’erano conflitti irrisolti, o quando la persona sente di «non aver fatto abbastanza». In molti casi è un passaggio del tutto normale: la mente cerca di dare un senso all’insensato e prova a immaginare scenari alternativi. Il problema nasce quando il «forse avrei potuto» diventa un «è tutta colpa mia» che non si spegne mai.

La ricerca sul lutto complicato evidenzia come i pensieri di colpa rigidi e assoluti siano uno dei fattori che mantengono il dolore bloccato. «Se fossi arrivata prima», «se avessi insistito per un’altra visita», «se non avessimo litigato quella sera»: frasi di questo tipo, ripetute per mesi o anni, alimentano un’immagine di sé come colpevole, cattiva, indegna di stare meglio. Non è più la perdita a fare male, ma il processo con cui ti condanni ogni giorno.

In terapia lavoriamo su più livelli. Da una parte c’è la psicoeducazione: distinguere la responsabilità reale dalla responsabilità percepita, riconoscere la parte di imprevedibilità e casualità, contestualizzare le scelte fatte all’epoca con le informazioni disponibili allora (non con quelle che hai oggi). Dall’altra c’è il lavoro emotivo: dare spazio al dolore per ciò che è accaduto, al desiderio di «rimediare», alla difficoltà di perdonarsi.

Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale aiutano a mettere in discussione i pensieri estremi, mentre la Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari, l’ipnosi e gli interventi esperienziali permettono di lavorare sui momenti specifici che la mente continua a riproporre all’infinito. Alcuni protocolli sul lutto includono anche esercizi di «dialogo immaginativo» con il defunto, in cui la persona prova a immaginare cosa direbbe realmente se potesse vedere la scena oggi.

Perdonarsi non significa dire che «è tutto andato bene» o che «è stato giusto così», ma riconoscere che, in quel momento, hai fatto il meglio che potevi con gli strumenti che avevi.

Le sedute di psicoterapia possono offrirti un luogo dove la colpa non è un verdetto definitivo, ma un’emozione da attraversare e trasformare in una nuova forma di cura verso di te.

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