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Figli adulti di genitori dipendenti: perché il passato non è acqua passata

Dott.ssa Nicoleta Pop-Span
· 4 giugno 2026
Figli adulti di genitori dipendenti: perché il passato non è acqua passata

Se sei cresciuto con un genitore che abusava di alcol, droghe o farmaci, probabilmente ti sei sentito dire: “ormai è passato, ormai sei grande, guarda avanti.” Eppure molte persone, nel corso di una terapia, scoprono che quello che vivono oggi — ansia cronica, difficoltà relazionali, iper-responsabilità, fatica a fidarsi — ha radici profonde in quell’ambiente familiare.

La ricerca clinica mostra che i figli di genitori con disturbi da uso di sostanze presentano un rischio significativamente maggiore di sviluppare a loro volta dipendenze, disturbi d’ansia, depressione e difficoltà nella regolazione emotiva. Non perché siano difettosi, ma perché sono cresciuti in contesti spesso caotici, imprevedibili, talvolta violenti o emotivamente vuoti.

Alcune caratteristiche comuni che molti figli adulti riconoscono in sé:

  • iper-vigilanza: stato di allerta costante, come se qualcosa di brutto stesse per accadere;

  • difficoltà a riconoscere e nominare le proprie emozioni, con tendenza a spegnerle;

  • tendenza a prendersi cura degli altri prima di sé, replicando un ruolo appreso precocemente;

  • vergogna profonda: convinzione di essere in qualche modo sbagliati, non abbastanza.

Molti raccontano di aver imparato presto a non fidarsi: promesse non mantenute, improvvisi cambi di umore, figure genitoriali instabili o assenti. Da adulti, questo può tradursi in relazioni difficili o in un attaccamento tenace anche a legami dolorosi.

Il lavoro terapeutico mira a:

  • dare senso a ciò che è successo, distinguendo ciò che è di propria responsabilità da ciò che non lo è;

  • riconoscere i ruoli assunti (piccolo adulto, pacificatore, invisibile) e comprendere come questi influenzino le relazioni attuali;

  • lavorare su vergogna, colpa e responsabilità: non eri tu il responsabile della dipendenza del tuo genitore;

  • costruire nuove modalità di cura di sé, dei propri bisogni e dei propri confini.

Non sei esagerato/a se ancora oggi senti l’impatto di ciò che hai vissuto. Puoi legittimamente cercare uno spazio terapeutico finalmente tuo — in cui non devi più reggere tutto, ma puoi essere accolto/a, visto/a e accompagnato/a nel ricostruire la tua storia dall’interno.

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