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Attaccamento disorganizzato e dipendenza: comprendere il legame per intervenire in modo efficace

Dott.ssa Nicoleta Pop-Span
· 7 luglio 2025
Attaccamento disorganizzato e dipendenza: comprendere il legame per intervenire in modo efficace

Non tutte le dipendenze nascono da una sostanza. Alcune iniziano da un bisogno emotivo mai soddisfatto.

L’attaccamento disorganizzato rappresenta una delle forme più complesse e disfunzionali di legame affettivo. Si sviluppa frequentemente in contesti familiari caratterizzati da esperienze traumatiche precoci, come trascuratezza, abusi, o relazioni caotiche con le figure di accudimento. In questi ambienti, il bambino riceve messaggi ambigui: la stessa persona che dovrebbe offrire protezione è anche fonte di minaccia o paura. Questo genera una profonda disorganizzazione interna.

Secondo l’articolo di Andreas Schindler pubblicato su Frontiers in Psychiatry (2019), l’attaccamento disorganizzato è fortemente associato ai disturbi da uso di sostanze, in particolare nelle forme più gravi, persistenti e resistenti al trattamento tradizionale. Nei campioni clinici di persone dipendenti da alcol, oppiacei o altre sostanze, questo pattern di attaccamento è frequentemente riscontrato, con un’incidenza molto superiore rispetto alla popolazione generale.

Quando il legame diventa fonte di pericolo

L’attaccamento disorganizzato si manifesta quando il bambino non riesce a costruire una strategia coerente per affrontare il bisogno e la paura, poiché il caregiver è percepito sia come rifugio sia come pericolo. Questo porta alla formazione di modelli interni instabili, che in età adulta si traducono spesso in relazioni disfunzionalidisregolazione affettivasintomi dissociativi e difficoltà croniche nella gestione dello stress.

Nel lavoro clinico, è frequente osservare come l’uso di sostanze non sia solo un comportamento autodistruttivo, ma una strategia di sopravvivenza emotiva. La dipendenza diventa un tentativo – spesso inconsapevole – di ridurre l’angoscia interna, attenuare il dolore relazionale o placare una solitudine profonda e non riconosciuta.

Le evidenze dalla ricerca

Schindler evidenzia che, nei soggetti dipendenti da eroina, emergono frequentemente profili classificati come “irrisolto” o “ostile-impotente” nell’Adult Attachment Interview. Questi profili indicano traumi non elaborati e una profonda disorganizzazione del sistema affettivo. La comorbilità con disturbi come il PTSD o il disturbo borderline di personalità è elevata, rendendo l’intervento terapeutico complesso ma indispensabile.

Un intervento clinico integrato

Nel mio lavoro come psicoterapeuta e neuropsicologa, propongo percorsi specifici per persone con attaccamento disorganizzato e storie di dipendenza. Le metodologie impiegate includono:

  • EMDR, per la rielaborazione del trauma relazionale

  • Mindfulness e training autogeno, per favorire la regolazione emotiva

  • Terapia individuale e familiare, con approccio sistemico

  • Riabilitazione neuropsicologica, nei casi di compromissione cognitiva dovuta all’uso prolungato di sostanze

L’attaccamento disorganizzato non è una condanna, ma un segnale di una ferita relazionale profonda che può essere riconosciuta e curata. Attraverso una relazione terapeutica sicura e continuativa, è possibile ricostruire fiducia, apprendere nuove modalità di gestione emotiva e interrompere il ciclo della dipendenza.

Le consulenze possono essere svolte anche online, in un setting clinico sicuro, flessibile e riservato. 👉 Ricevo presso il mio studio di Asti, e offro supporto a distanza a persone residenti in tutta Italia e România.

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