Non tutte le dipendenze nascono da una sostanza. Alcune iniziano da un bisogno emotivo mai soddisfatto.
L’attaccamento disorganizzato rappresenta una delle forme più complesse e disfunzionali di legame affettivo. Si sviluppa frequentemente in contesti familiari caratterizzati da esperienze traumatiche precoci, come trascuratezza, abusi, o relazioni caotiche con le figure di accudimento. In questi ambienti, il bambino riceve messaggi ambigui: la stessa persona che dovrebbe offrire protezione è anche fonte di minaccia o paura. Questo genera una profonda disorganizzazione interna.
Secondo l’articolo di Andreas Schindler pubblicato su Frontiers in Psychiatry (2019), l’attaccamento disorganizzato è fortemente associato ai disturbi da uso di sostanze, in particolare nelle forme più gravi, persistenti e resistenti al trattamento tradizionale. Nei campioni clinici di persone dipendenti da alcol, oppiacei o altre sostanze, questo pattern di attaccamento è frequentemente riscontrato, con un’incidenza molto superiore rispetto alla popolazione generale.

Quando il legame diventa fonte di pericolo
L’attaccamento disorganizzato si manifesta quando il bambino non riesce a costruire una strategia coerente per affrontare il bisogno e la paura, poiché il caregiver è percepito sia come rifugio sia come pericolo. Questo porta alla formazione di modelli interni instabili, che in età adulta si traducono spesso in relazioni disfunzionali, disregolazione affettiva, sintomi dissociativi e difficoltà croniche nella gestione dello stress.
Nel lavoro clinico, è frequente osservare come l’uso di sostanze non sia solo un comportamento autodistruttivo, ma una strategia di sopravvivenza emotiva. La dipendenza diventa un tentativo – spesso inconsapevole – di ridurre l’angoscia interna, attenuare il dolore relazionale o placare una solitudine profonda e non riconosciuta.
Le evidenze dalla ricerca
Schindler evidenzia che, nei soggetti dipendenti da eroina, emergono frequentemente profili classificati come “irrisolto” o “ostile-impotente” nell’Adult Attachment Interview. Questi profili indicano traumi non elaborati e una profonda disorganizzazione del sistema affettivo. La comorbilità con disturbi come il PTSD o il disturbo borderline di personalità è elevata, rendendo l’intervento terapeutico complesso ma indispensabile.
Un intervento clinico integrato
Nel mio lavoro come psicoterapeuta e neuropsicologa, propongo percorsi specifici per persone con attaccamento disorganizzato e storie di dipendenza. Le metodologie impiegate includono:
- EMDR, per la rielaborazione del trauma relazionale
- Mindfulness e training autogeno, per favorire la regolazione emotiva
- Terapia individuale e familiare, con approccio sistemico
- Riabilitazione neuropsicologica, nei casi di compromissione cognitiva dovuta all’uso prolungato di sostanze
L’attaccamento disorganizzato non è una condanna, ma un segnale di una ferita relazionale profonda che può essere riconosciuta e curata. Attraverso una relazione terapeutica sicura e continuativa, è possibile ricostruire fiducia, apprendere nuove modalità di gestione emotiva e interrompere il ciclo della dipendenza.
Le consulenze possono essere svolte anche online, in un setting clinico sicuro, flessibile e riservato.
👉 Ricevo presso i miei studi di Asti ed Avigliana, e offro supporto a distanza a persone residenti in tutta Italia e România.